La startup che conquista il mercato internazionale dalla spiaggia di Mondello

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Un network di 90 milioni di utenti e un nuovo round di finanziamenti da 2,4 milioni di euro. Mosaicoon, la prima startup di viral marketing italiana, fondata nel 2010 dall’allora ventenne palermitano, Ugo Parodi Giusino, ne ha fatta parecchia di strada. Nata da un progetto universitario al DAMS di Bologna, oggi Mosaicoon conta già 3 uffici, a Palermo, Milano e Londra, 18 dipendenti e, nel 2012, è stata anche nominata startup dell’anno. La storia di Ugo Parodi Giussino potrebbe essere letta come il simbolo di diverse rivincite: sulla crisi di sistema, su un territorio non proprio facile e, perché no, anche sullo scetticismo di tutti coloro a cui la parola DAMS non suggeriva altro che la scena di PAZ in cui il protagonista arranca su Apocalypse Now e minaccia la professoressa per un 18 politico. Eppure Ugo Parodi Giussino non sembra per nulla interessato alla retorica del riscatto. Nelle sue parole, si legge tutta la sicurezza e la lucidità di chi sa di aver lavorato tanto, studiato bene le proprie mosse ed ora è deciso a crescere, ancora. L’abbiamo incontrato per farci raccontare come, da Palermo è riuscito a conquistare il mercato internazionale e guadagnarsi la fiducia degli investitori.

Quali sono stati i passaggi fondamentali che hanno portato Mosaicoon a questi risultati?

Avevo iniziato a pensare al progetto quando ero ancora all’università. Allora si facevano degli esperimenti con i primi video in streaming e Youtube non esisteva nemmeno. Nel 2007, una volta tornato a Palermo dopo la laurea, decisi di fondare la società e iniziai a lavorare per la promozione online delle aziende locali. L’intuizione è stata unire la produzione di contenuti web con il know how digitale. Grazie al lavoro congiunto di un team di creativi e di sviluppatori siamo riusciti ad offrire dei servizi, validi anche per il mercato estero. Nel 2010 abbiamo avuto il primo round di finanziamenti e quello è stato il primo anno operativo

Quando hai capito che era necessario rivolgerti a degli investitori ?

Sapevo che quando il progetto fosse stato maturo, questo sarebbe stato un passaggio cruciale. Credo molto nel modello del venture capital. Tutte le grandi aziende web nascono così. Basti pensare a colossi come Google, Facebook e Twitter. Il venture capital è l’unico modo per poter sviluppare una startup web. E poi  credo che questa possa essere un’ottima spinta anche da un punto di vista gestionale. Il fondo dà un impulso fortissimo alla crescita. Ti aiuta, anche psicologicamente, a non adagiarti, perché chiaramente l’obiettivo è quello di massimizzare l’investimento. Ti sprona a fare di più. Abbiamo aperto il 2013 con il secondo round di investim

enti da 2,4 milioni di euro ad opera del fondo Atlante Ventures Mezzogiorno e del fondo Vertis Ventures. Queste nuove risorse serviranno a sviluppare ulteriormente l’internazionalizzazione dell’azienda e supportare il lancio di nuovi servizi di distribuzione e monitoraggio delle campagne virali.

Nel 2012 vi siete aggiudicati il premio UK Trade&Investment come azienda a più alto potenziale di internazionalizzazione. Il vostro headquarter però rimane Palermo. Perché questa scelta?

Io credo moltissimo nella sede siciliana, anche come occasione per l’azienda. Lavorando in Italia ci sono una serie di vantaggi. La nostra sede è a Mondello, la spiaggia di Palermo e qui il rapporto tra la qualità della vita e i costi è molto conveniente rispetto a Milano. Per noi  restare a Palermo è un valore aggiunto. I nostri uffici sono nuovissimi, abbiamo anche un’ area relax e in pausa pranzo i ragazzi vanno a surfare. Quando arrivano da noi i clienti internazionali rimangono sempre colpiti dalla nostra terra. A livello logistico gli ostacoli sono davvero pochi. La natura della nostra impresa ci consente di lavorare da qualsiasi parte del mondo. Le difficoltà burocratiche e amministrative invece sono moltissime. Oltre ai limiti più noti coi quali si misurano tutte le aziende, nel nostro paese come, ad esempio, la pressione fiscale, la nostra impresa ha anche altri problemi derivanti dal fatto che non ci sono ancora strumenti normativi, amministrativi e  fiscali adeguati. Quasi tutte le aziende web hanno sede in Irlanda o in paesi che permettono di avere un vantaggio competitivo che incide di  circa il 40% sul costo del prodotto o del servizio.  Questo ovviamente ci penalizza. Se noi pensiamo di vendere a 100 un servizio , un nostro competitor lo può vendere a 60 o a 80 e ha già il 20% in più di guadagno. E’ una sfida molto grossa, in Italia ci sono aspetti economici e burocratici che impediscono lo sviluppo di imprese come la nostra. Per il momento noi stiamo tenendo duro, cerchiamo di tenere bassi i costi e di investire sull’innovazione.

Cosa pensi delle misure per le startup previste dal nuovo decreto sviluppo?

Credo che sia stato un input ottimo e abbia dato una grande energia a tutti coloro che si occupano di imprese tecnologiche. Riassume alcuni punti fondamentali, difficilissimi da gestire. Purtroppo la nostra azienda non rientra in questa normativa, perché è stato pensato per le nuove startup, però sono state recepite tante cose che erano state segnalate, come le agevolazioni fiscali, rendere più facile l’apertura di un’azienda, la gestione dei soci, lo snellimento della parte burocratica, cose che per un’azienda che deve pensare al prodotto e deve crescere velocemente sono fondamentali. Credo che leggendo queste misure si capisca come dovrà essere il futuro.

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